Metallica - Death Magnetic
Finalmente é arrivato! I fans hanno dovuto aspettare cinque anni per la nuova opera dei capostipiti del Metall. Il marketing non si è risparmiato per promuovere il nuovo album “Death Magnetic”, il famoso produttore Rick Rubin è stato dietro il mixer. Per quanto riguarda la storia del Metal, il disco si riaggancia al periodo del trash degli anni '80. Già “St. Anger” andava in questa direzione, con una strana composizione, che però la rendeva difficile distinguere i drums dalle pentole. In “Death Magnetic”, al contrario, hanno trovato il giusto mix. James Hetfield, che finora non poteva mai sviluppare tutto il volume della sua voce, ha chiamato la nuova canzone “And Justice for Puppets”, facendo allusione ai titoli degli album precedenti. E veramente si trovano tocchi fantastici come in “Master of Puppets”; c’è pesantezza come su “And Justice for All…”, ma sul nuovo album si sentono anche melodie che ricordano all’epoca: “Black and Load”. Sentendo le canzoni per la prima volta, non sono facilmente orecchiabili, soprattutto  “The Day That Never Somes” sembra di essere una copia di “One”. Ma anche la fama e la gloria dei classici come “Master of Puppets”, “Creeping Death”, “Seek and Destroy” o “Battery” si sono create solo nel giro di alcuni anni, dopo averli ascoltati varie volte e dopo tanti concerti. Da questo punto di vista bisogna magari aspettare lo sviluppo delle nuove canzoni. Il potenziale c’è di sicuro. Per quanto riguarda le parole, sono soprattutto i problemi all’interno del gruppo che vengono assimilati. Alcuni anni fa, il gruppo si era quasi diviso a causa della lotta, tra Hetfield e Ulrich, all’alcoolismo del cantante e di un vicolo cieco artistico. Dopo una cura di disintossicazione e tante conversazioni terapeutiche, i problemi sembravano essere superati e il gruppo poteva ricominciare ancora una volta. Guardando indietro sembra che i Four Horsemen abbiano superato un punto mortale, come se avessero guardato in faccia alla morte del gruppo e avessero tratto nuove cognizioni da quest’esperienza. Essa è anche il contenuto di “Death Magnetic”. Il gruppo ha visto che contemplando la morte, il fondamento della vita cambia. Anche il professore più astuto deve aver guardato la morte in faccia, prima di poter avere un’esperienza talmente profonda. In confronto alla nostra fugacità anche le cose più piccole ottengono gran valore. Faccende banali come, per esempio, fare la colazione, fare la spesa o andare in Metro possono diventare vere e proprie esperienze. Ma anche se la nostra vita in questo mondo ottiene un valore molto grande, non dobbiamo illuderci, pensando di arrivare in questo modo nemmeno alla metà della conoscenza, perché il cuore dell’uomo aspira all’eternità, come diceva già il re Salomone. Nel momento della morte tutto quello che abbiamo compiuto diminuisce fino a non avere significato se dopo la morte non viene più niente. Anche Gesù sapeva di questa verità profonda, che la vera vita comincia solo nel momento in cui l’uomo consegna la sua vita, e l’egoismo muore: “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la salverà. “(Luca 9:24). Non significa di negare il proprio Io o di liberarsi il più possibile dell’egoismo, ma di consegnare la propria vita nelle mani di Gesù. Non si perde l’Io nel nulla, ma si lascia a Gesù Cristo, il Creatore amante dell’Universo, che è stato disposto  a sacrificarsi e morire per te e per me. Egli ci protegge come noi stessi non saremmo mai in grado di farlo!
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