Come nasce l'omosessualità negli uomini?

Sono tanti i fattori che possono portare un uomo all’omosessualità. Perciò è importante non focalizzarsi soltanto ad una causa e non dare troppo peso ad un solo motivo. È una combinazione di fattori vari che caratterizzano la lotta d’ogni omosessuale.

  • abuso sessuale o anche il provare di pratiche sessuali con altri uomini
  • incesto o disturbo sessuale
  • esperienze pornografiche
  • un influsso spirituale negativo
  • l’influsso dei mass-media
  • la personalità e il temperamento
  • un immagine negativo del proprio corpo
  • insulti o l’esclusione dai coetanei
  • paura del altro sesso e l’incapacità di stabilire rapporti
  • rapporti familiari difficili e disturbati

Il punto finale è probabilmente la causa più diffusa soprattutto per quanto riguarda il rapporto fra padri e figli. Esaminiamolo in dettaglio:

Il primo rapporto stretto di un bambino si stabilisce con la madre. “Nella fase iniziale della vita un bambino riceve un sentimento di sicurezza profonda dalla persona che gli sta più vicino, cioè la mamma. Tramite vari canali, come per esempio la voce, il bambino percepisce l’ambiente emotivo. Anche il tatto è una sorgente d’informazione cruciale.” Un bambino stabilisce attraverso il contatto intenso e l’interazione con la mamma una “fiducia di base (profonda)”, che lo aiuterà a superare le fasi seguenti dello sviluppo.

A 18 mesi, un bambino comincia a notare la differenza fra femminile e maschile. Capisce che è diverso da sua madre e che il suo corpo assomiglia a quello del padre. Così aumenta l’importanza del ruolo del padre e il bambino cerca di stabilire un contatto, di avvicinarsi a lui. Dr. Joseph Nicolosi chiama questa fase “fase della separazione e dell’individuazione”. Questo processo di solito risulta in un’identità sessuale sana – presupposto che il padre e il figlio abbiano un rapporto sano.

“Se il padre è dolce e sensibile, il figlio sarà in grado di svolgere facilmente un tale cambiamento. Impara a non identificarsi più con la madre e a stabilire un rapporto con il padre, per soddisfare le necessità sessuali e per sviluppare un’identità sessuale sana. Se il padre però si comporta in modo freddo, distante, disinteressato, critico o sfavorevole – almeno nella percezione del bambino – il figlio sperimenterà dolori e rifiuto, un fenomeno che viene chiamato “ ferita narcisista”.

Le cosiddette “ferite narcisiste”, spesso portano un bambino a tirarsi in dietro nei contatti con gli uomini, che secondo lui risultano sempre vani. In questo modo si nasconde dal dolore che è stato causato dal rifiuto del padre. Un’esperienza del genere può far emergere anche altri problemi quando il bambino raggiunge la fase seguente dello sviluppo maschile, l’identificazione con altri coetanei dello stesso sesso. Se manca la fiducia nella propria maschilità, i rapporti con altri ragazzi sembrano strani, sgradevoli e forzati. Probabilmente cercherà di evitare interazioni, usando una delle tattiche seguenti: O si tirerà in dietro, cercando sicurezza e rifugio nella solitudine o rafforzerà l’amicizia con le ragazze. Quando comincia la pubertà, può succedere, che lottando con esperienze di rifiuto e d’isolamento, tali ragazzi soddisfino i loro bisogni emozionali tramite la sessualità. Invece di rivolgere l’attenzione verso le ragazze, come fanno ragazzi eterosessuali, lo fanno verso qualcos’altro.

“A questo punto il ragazzo pre – omosessuale si è già staccato dal padre e dagli amici e si è allontanato dalla sua sessualità. La propria maschilità gli sembra un grande mistero. Tale ragazzo si sente attirato dalle ragazze, soltanto perché lo confortano e gli danno sicurezza. Il mondo dei ragazzi e degli uomini invece gli risulta abbastanza strano. Gli sembra di dover superare una grande gola prima di raggiungerlo. Mentre ragazzi eterosessuali sono affascinati dall’altro sesso che ottiene qualcosa di speciale, i ragazzi pre-omosessuali si sentono attirati dal loro stesso sesso.”

“Questa fase Nicolosi la chiama “la fase erotica transazionale”. Inoltre spiega che “un comportamento omosessuale in realtà non è altro che una prova per ottenere fiducia del proprio corpo tramite i corpi di altri ragazzi.”

Anche se l’omosessualità nella nostra società viene sempre di più accettata e vista come uno stile di vita desiderabile, la maggior parte dei ragazzi non vuole essere omosessuale. Sperano che i loro sentimenti facciano soltanto parte di una fase breve. Tanti nascondono i loro desideri e ai cristiani viene consigliato di “pregare un po’”. Alcuni provano a stabilire amicizie con l’altro sesso per liberarsi del loro desiderio. Ma in realtà niente aiuta, perché non è possibile i sentimenti e l’attrazione forte che sperimentano i ragazzi. Restano confusi e tanti sono arrivano alla conclusione di “dover” essere per forza omosessuali. Parolacce come “frocio e finocchio” assumono un significato molto negativo e così l’autostima dei ragazzi diminuisce sempre di più. Cercano di accettare la loro omosessualità che gli sembra l’unico modo per soddisfare i loro desideri.

L’ultimo passo verso un’identità omosessuale di solito si svolge negli anni dopo la scuola quando tante nuove porte e possibilità si aprono. Al momento in cui un giovane scopre il mondo, lasciando l’influsso e le limitazioni dei genitori e della chiesa, l’ambiente omosessuale lo sta aspettando. Tramite bar, palestre, spiagge e siti d’Internet fatti soltanto per omosessuali, il giovane trova tante possibilità di stabilire rapporti con altri uomini – di cercare o lasciarsi trovare da altri omosessuali.

Non è sorprendente il fatto che sempre più giovani hanno problemi con il loro sesso – sopratutto se si aggiungono altre difficoltà che anticipano i fattori appena citati, come per esempio i messaggi sbagliati dell’omosessualità che vengono trasmessi tramite i mass media e confermati dalla società. Lo psicologo Dott. Uriel Meshoulam riassume la questione in questo modo: “Troppo spesso vedo che la miseria di un ragazzo che per confusione e problemi sessuali comincia una terapia, è nata dalla pressione esercitata dalla nostra società. Affermazioni con intenzioni buone, come per esempio “Sii fedele ai tuoi sentimenti”, portano alla supposizione di un orientamento omosessuale “reale” sia già stabilito fin dalla nascita.”

Dobbiamo vedere ogni ragazzo e uomo secondo il punto di vista di Dio – con i suoi valori e significati personali, nelle loro singolarità, creati secondo l’immagine di Dio, avendo il desiderio e la speranza di superare il problema e di ritornare alla realtà.

Come nasce l’omosessualità nelle donne?
Fino a poco tempo fa la maggior parte delle ricerche nell’ambito dell’omosessualità si concentrava sugli uomini. Ci sono cause simili, sia per gli uomini che per le donne, che portano all’omosessualità. Però deve  anche essere presa in considerazione la differenza più significante.

Nel libro di Anne Paulk “Restoring Sexual Identity” (“Restaurare l’identità sessuale”), vengono identificati e spiegati tanti fattori che possono portare una donna ad abbracciare un’identità lesbica: “Sono tanti gli influssi che cooperano allo sviluppo di un’attrazione omosessuale: traumi vissuti durante l’infanzia, come per esempio un abuso sessuale, un rifiuto del ruolo sessuale, un comportamento atipico durante l’infanzia, un rapporto disturbato fra madre e figlia o fra padre e figlia, ma anche la personalità e il temperamento.”

Per poter rispondere alla domanda iniziale voglio brevemente riassumere le ricerche condotte da Anna Paulks, un’esperta in questo campo. Si tratta di una ricerca condotta per quasi due anni fra donne in situazioni diverse, da cui si sono avute esperienze lesbiche. Paulk ha riassunto i risultati in un libro. Andiamo a vedere i fattori che secondo Paulk possono buttare una donna in una lotta contro l’omosessualità.

Traumi durante l’infanzia
Non si può negare l’influenza che i traumi infantili hanno nella vita di una donna. Per chi ha mai osservato un abuso doloroso – sia verbale, fisico o sessuale – sono ovvie le conseguenze che tale esperienza ha nello sviluppo di una ragazza. Sorprende che il 9% delle donne nella sua ricerca ha sperimentato una situazione di abuso durante la sua vita. L’abuso più frequente si presenta  prima dei diciotto anni, alcuni esempi sono: l’abuso emozionale (quasi 70%), quello sessuale (più del 60%) e quello verbale (più della metà delle donne)”

Paulk, dopo aver spiegato dettagliatamente queste esperienze terribili, indica le conseguenze oscure di tali situazioni, che spesso portano all’omosessualità. Viene citato anche il  Dr. Stanton Jones, che afferma il rischio triplo di mostrare un orientamento omosessuale dopo aver vissuto una situazione di abuso. Ogni modo d’abuso causa danni orribili nello sviluppo di un bambino. Qualsiasi tipo di sfruttamento della femminilità può spingere una ragazza adolescente ad allontanarsi dal proprio sesso. Paulk conferma: “Un abuso vissuto o anche osservato può spingere una ragazza a levare la propria femminilità.”

Paulk spiega che un abuso danneggia anche le ragazze che non sono le vittime dirette. Se sono solo osservatrici possono essere influenzate negativamente. “Più del 60% è confrontato con abuso di qualsiasi tipo nell’interno della famiglia!”

Il rifiuto del ruolo sessuale
Secondo Paulk un rifiuto del ruolo sessuale si realizza “nell’accettare degli interessi maschili dalle ragazze in modo cosciente”. Gorge Rekers, un esperto nell’ambito dei problemi sessuali fra ragazzi ed adolescenti, spiega:

“Un comportamento maschile fra ragazze è molto diffuso e molto probabilmente si tratta soltanto di una fase. Diversa è la situazione fra ragazzi che dimostrano un atteggiamento femminile. Ragazze che preferiscono attività maschili durante l’infanzia, normalmente si sentono molto sicure nella loro identità femminile e riprendono durante il loro sviluppo tanti interessi femminili. Nei casi di ragazze che mostrano un disturbo sessuale, la loro “maschilità” rimane fino all’adolescenza. Sono coloro che sono più predisposte a diventare omosessuali.”

Qual’è allora il risultato? Non bisogna essere preoccupati se la figlia dimostra qualche segno di un comportamento maschile, perché non è detto che risulterà automaticamente in un rifiuto totale dell’identità sessuale. Paulk sottolinea, però, che bisogna preoccuparsi invece nel caso in cui il comportamento va oltre ad un “immagine maschile” e la ragazza non si identifica più per niente con la madre e il ruolo femminile.

Comportamento atipico durante i giochi dell’infanzia
Nell’articolo “Childhood Sex-Typed Behavior and Sexual Orientation” (“Comportamento e orientamento sessuale durante l’infanzia”) J. Michael Bailey e Kenneth J. Zucker spiegano che secondo delle ricerche condotte tra uomini e donne, le persone omosessuali ricordano molti modi anormali di comportarsi, da un punto di vista sessuale, durante la loro infanzia, le persone eterosessuali invece no.

Un rapporto disturbato fra madre e figlia
Un rapporto disturbato può causare già molto presto delle ferite gravi. Paulk spiega così la situazione:
“Durante la fase iniziale, cioè dalla nascita fino all’età di 2 anni e mezzo, la bambina si attacca alla persona che si prende cura di lei e impara che sua madre è responsabile e fedele. In questo modo si stabilisce un forte legame fra la bambina e la madre. È ovvio che la trascuratezza da parte della madre può gravemente influenzare questo legame. Invece di imparare che si trova in un ambiente sicuro con una persona fedele, la bambina è messa al confronto con una madre infedele. Ecco la decisione di non identificarsi con la madre e di non avere più fiducia in lei!

Madri che non sono sane al livello emotivo sono molto portate a mettere i propri bisogni davanti a quelli della figlia o semplicemente non sono accessibili al livello sentimentale. Una trascuratezza emozionale porta delle conseguenze terribili per una bambina! Paulk chiude il riassunto dei rapporti fra madre e figlia con una citazione del libro “Studie über Frauen, die angeben, dass sie sich vom eigenen Geschlecht angezogen fühlen” (“Saggi delle donne che si sentono attirate dal proprio sesso”) di Dr. Elaine Siegels: “Le figlie si ricordano bene di essere state trascurate al livello emotivo e di aver sempre cercato di piacere alle loro madri. Naturalmente  incolpavano tutte se stesse.”

Rapporti disturbati fra padri e figlie
Nello sviluppo normale prima viene stabilito il rapporto fra bambina e madre e solo la seconda “avventura” la porta nelle braccia amorose del padre.

Il padre dovrebbe trasmettere la sua ammirazione per la femminilità della figlia, esprimendo una stima continua. Purtroppo tanti padri non sono fedeli o sono inaccessibili al livello emotivo e così non sono in grado di incoraggiare la figlia a vivere la sua femminilità. Se il padre tratta male la madre, se lui si sente in qualche modo minacciato dalla femminilità della figlia o se tratta male la propria figlia è molto probabile che la ragazza non potrà godere la sua femminilità. Se il padre rifiuta la figlia trasmette alla figlia un’immagine abbastanza negativa per quanto riguarda lo stato di “essere una donna”. E ciò può portare ad un’identità sessuale disturbata che, di conseguenza, conduce ad un orientamento omosessuale.

Personalità e temperamento
Ogni bambino riceve in regalo da Dio una personalità unica. I genitori,spesso, si aspettano dalle loro figlie dolcezza, tenerezza e ubbidienza, se questo non si verifica tanti genitori non sanno come reagire. Le figlie poi si sentono ferite e abbandonate e – se la personalità della figlia può essere ferita molto facilmente -  tale esperienza potrebbe aumentare il rischio di cadere nell’omosessualità.

C’è un vero cambiamento per omosessuali?
Se Lei crede in un Dio sovrano la risposta improvvisa deve esser un “Sì” fortissimo. Nella Prima Lettera ai Corinzi, capitolo 6, la verità liberante viene annunciata nella prima frase del versetto 11 tramite una parola con 7 lettere, confermando che esiste una vera liberazione per omosessuali: “E tali eravate alcuni di voi.” Dopo aver elencato tanti vizi, che ci portano a ringraziare Cristo per la Sua remissione, Paolo annuncia a tutti gli uomini – indipendentemente del peccato che hanno fatto – la verità: un vero e possibile cambiamento tramite l’opera di Cristo. Per omosessuali che pregano Dio già da anni chiedendo che  Egli tolga l’omosessualità non voluta, e che si trovano ancora nella lotta contro i loro desideri, la cosa naturalmente non è così semplice.

Per tali persone – e io sono stato una fra queste – la possibilità di un cambiamento divino sembra poco più di una stupida idea. Hanno prima bisogno di vedere l’amore di Cristo tramite gli amici e parenti. Soltanto in questo modo saranno in grado di avere fiducia nel potere di Cristo. Potremmo chiederci come stanno le cose per quelle  persone che non sono omosessuali ma che comunque credono nell’agenda omosessuale. Come le possiamo convincere che un cambiamento è veramente possibile? Sempre un buon punto d’inizio è la scienza, dove gli ultimi risultati, postulati da Dr. Robert Spitzer, sostengono la promessa divina della liberazione. Magari Lei ha già sentito parlare di Dr. Spitzer, fondatore di un movimento psichiatrico. Lui ha mostrato che l’omosessualità non è una malattia della mente. Dr. Spitzer spiega: “Nel 1973 mi sono contrapposto all’opinione predominante fra i miei colleghi, provando a togliere l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Per questo sono stato accettato dal partito di sinistra e dalla società degli omosessuali”.

Nel 2001, però, ha perso il rispetto, pubblicando una ricerca che esamina la domanda: “è possibile per persone omosessuali cambiare il loro orientamento in modo effettivo?” I risultati rispecchiano quelli di una ricerca precedente, condotta da Irving Bieber, che spiega: “I risultati terapeutici della nostra ricerca ci danno nuove speranze e una previsione ottimistica. Tanti omosessuali sono diventati eterosessuali…. Anche se tale cambiamento da alcuni è raggiunto più facilmente, la trasformazione all’eterosessualità è – secondo la nostra opinione – possibile per tutti quelli che dimostrano una grande motivazione”. Spitzer lo esprime così: “Cambiamenti significativo sono stati raggiunti nell’ambito dell’eccitazione sessuale e delle fantasie sessuali – non soltanto nel comportamento”. Purtroppo i risultati hanno provocato la rabbia di alcuni attivisti della scena omosessuale.

“Oggi, nell’anno 2001, metto in dubbio una nuova opinione predominante. Questo ha fatto sì che fossi considerato un nemico per la società omosessuale e per tanti gruppi psichiatrici ed accademici. La tesi in cui dubito al momento, è questa: Ogni desiderio di un cambiamento dell’orientamento sessuale è sempre il risultato di una pressione sociale e mai il prodotto di una meta razionale. Questa opinione predominante afferma che non sia mai possibile un cambiamento sessuale verso l’eterosessualità – non soltanto al livello del sesso ma anche per quanto riguarda l’attrazione e le fantasie – di una persona omosessuale già da tanti anni. Tanti esperti nell’ambito delle malattie psichiche pretendono persino che sia immorale provare una psicoterapia del genere che favorisce un cambiamento”
Allora c’è speranza che esista un cambiamento o no? Sì, che c’è, ma non importa se l’omosessuale cerca le risposte per un cambiamento nelle ricerche obiettive – come per esempio il saggio di Spitzer – o se le cerca nella verità innegabile della Bibbia che troviamo nella Prima Lettera ai Corinzi. In ogni caso bisogna essere tanto motivato e bisogna “mantenere ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse”. (Ebr 10,23)

Sarà mai finita la mia lotta?
Questa domanda tormenta tante persone che cercano di superare i loro problemi con l’omosessualità. La quantità della motivazione spesso indica anche il successo, però non sempre vengono raggiunte le risposte giuste.

“È importante capire che dai propri sforzi non si può automaticamente prevedere il successo del cambiamento. Sono tante le persone che lottano per anni, investendo forze e soldi nelle terapie, ma comunque sentono ogni tanto un’attrazione per il proprio sesso. Spesso si sentono ferite dalle spiegazioni cristiane di non essersi impegnati abbastanza o di non aver avuto abbastanza fede nella guarigione di Dio. Anche se crediamo che Dio possa intervenire nella vita di ogni persona e che possa fare miracoli, cambiando ogni tipo di situazione anche un orientamento sessuale non voluto, nella maggior parte dei casi comunque Dio non opera in questo modo. Invece non sappiamo, perché Dio lascia vivere una persona con tale problema, ma sappiamo che ci ha promesso di non lasciarci da soli nella nostra lotta.”

Almeno io l’ho vissuto in questo modo. A volte esistono ancora tentazioni per me, ma le tratto come mosche fastidiose. Passano e mi disturbano per un attimo, le scaccio via – è via sono! Spesso mi devo ricordare di essere una nuova creatura in Cristo (Secondo Corinzi 5:17) – al livello spirituale – nel mio corpo, però, avrò ancora da lottare con tante tentazioni. Ma questo non cambia il fatto che vivo nella piena vittoria! Su questa terra non c’è nessuno che sia privo di tentazioni. Per questo Gesù si è offerto lui stesso, dicendo: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28) Inoltre promette di essere fedele. “Non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare.” (Prima Corinzi 10:13)

Se Dio è l’amore, allora che cosa è sbagliato se un uomo ama un uomo o una donna un’altra donna?
Non c’è niente di male se un uomo ama un altro uomo o se una donna ama un’altra donna. È assolutamente vietato, però, esprimere tale amore in modo sessuale!

La Bibbia c’insegna che Dio è l’amore (1. Giovanni 4:16). Questo insegnamento, però, non può essere modellato, sopportando comportamenti che chiaramente contraddicono ad altri versetti con cui Dio ci da dei limiti per un’intimità sessuale ed emozionale sana. Gesù non avrebbe potuto dirlo più chiaramente: “Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che disse: “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne così non sono più due, ma una sola carne.”
(Matteo 19:4-6)

Dio è amore, non c’è niente da fare! Ma vero il  amore da dei limiti. Limiti che proteggono, che guidano e che dimostrano un vero interesse per il ricevente. Amo i miei figli con tutto il mio cuore, ma non permetterò mai che si comportino in modo che gli faccia male. Secondo alcune persone una certa compiacenza è “tollerante”, ma questo non è il punto di vista di Dio. Paolo lo dice in parole precise: “Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.” (2. Timoteo 4:3-4)

Qui è possibile trovare aiuto e risposte

www.omosessualitaeidentita.blogspot.com/