Liestrong - Lance Amstrong e il suo pentimento

Leggendo le cronache in questi giorni, si apprende che il ciclista Lance Armstrong sta riconoscendo pubblicamente il suo errore. Si dichiara grandemente pentito di aver fatto uso di sostanze dopanti e di aver ingannato il mondo per cosi tanto tempo. Stando alle dichiarazioni, con le lacrime agli occhi afferma anche di aver chiesto ai suoi figli di non difenderlo piu’. Vuole andare avanti, non nascondere piu’ nulla. Ma vuole tornare a correre, a gareggiare, non poterlo fare per lui „sarebbe come essere condannato a morte”. Il suo carattere combattivo lo spinge ora a lottare per questo. Tramite la libera confessione potrebbe, forse, ottenere un notevole sconto di pena.

Se cosi fosse, allora il parziale riacquisto di immagine dovuto alla confessione (di qualcosa che, tra l’altro, é ormai provato e innegabile) potrebbe fargli recuperare parte di cio’ che ha perduto economicamente, oltre alla possibilitá di gareggiare di nuovo. La domanda é: cosa sta dietro un pentimento? Il pentimento dovrebbe essere un sincero ravvedimento dopo tanti sbagli e non un mezzo per ottenere un utile. Per Armstrong potrebbe sembrare cosi, speriamo di no.

Quella di Armstrong é una vicenda sportiva ma il discorso é estendibile anche ad altre situazioni della vita. La Bibbia nel Nuovo Testamento afferma: “Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà (Galati 6:7)“. Questo versetto va ben letto nel suo contesto ma un principio è chiaro: tutte le nostre azioni, pensieri e intenzioni saranno messe a nudo di fronte a Colui a cui nulla è nascosto e che un giorno giudicherà tutti gli uomini. Chi ha fatto il bene, e chi ha fatto il male. Chi ha cercato Dio con tutto il cuore e chi era convinto di poter far a meno di Lui.

Gesù disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Giovanni 14:6). Tanti lo seguivano, ma quanti erano veramente attirati di cuore dal suo insegnamento? Chi lo seguiva perché sfamava le folle, altri perché credevano di aver trovato il liberatore materiale dal dominio romano. Ma la sua missione era un’altra: riconciliare l’uomo peccatore al Padre. Io che posizione ho? Non mi interessa? Oppure: se “ci credo”, che cuore ho per lui?

L’essere umano cerca sempre il proprio interesse, con ogni mezzo, in ogni campo e il più delle volte a danno del prossimo. Persino la religiosità spesso è rivestita solo di apparenza o nasconde la ricerca di un utile e non del Padre. Dio giudicherà il mondo con giustizia e tutto verrà alla luce in quel momento, le cose piccole come le cose grandi. Ogni essere umano ha bisogno del perdono di Dio perché “non c’è nessun giusto, neppure uno” (Romani 3:10 e seg.) e Dio ci assicura il suo perdono, se siamo sinceri e vogliamo cambiare strada.

Il Nuovo Testamento ci insegna ancora: “Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:8-9), “perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 6:23).