Somiglianze tra l'uomo e la scimmia?

Un alto livello corrispondenze implica che due sequenze di DNA abbiano lo stesso significato o la stessa funzione?
NO, non necessariamente.
Confrontiamo per esempio le frasi seguenti:

Oggi ci sono molti scienziati che mettono in dubbio il dogma dell’evoluzione e tutte le sue implicazioni ateistiche e filosofiche.

Oggi non ci sono molti scienziati che mettono in dubbio il dogma dell’evoluzione e tutte le sue implicazioni ateistiche e filosofiche.

Queste due affermazioni sono concordi al 96%, eppure il loro significato è diametralmente opposto! È un’eloquente analogia su come lunghe sequenze di DNA possono essere attivate o disattivate da brevi sequenze di controllo.

Gli esseri umani hanno delle caratteristiche che, per molti versi, somigliano a quelle degli animali, soprattutto delle scimmie. I fautori della teoria dell’evoluzione sostengono che siamo imparentati con le scimmie e discendiamo da antenati comuni.

Che cosa dice la Bibbia a riguardo? In Genesi sta scritto chiaramente che Dio creò i primi esseri umani: un uomo e una donna.

"Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra»"(Genesi 1:26).

Dio creò l’uomo a Sua immagine e non secondo l’immagine di un animale. Inoltre l’uomo domina e assoggetta gli animali. In Genesi 2 apprendiamo ulteriori dettagli sul processo della creazione e vediamo che Adamo fu formato «dalla polvere della terra» (Genesi 2:7), non da una scimmia. Dopo il peccato originale, Dio giudicò Adamo e ribadì ancora una volta che Adamo era stato formato dalla terra:

«… mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Genesi 3:19).

Alcuni vorrebbero allegorizzare il racconto della creazione dell’uomo contenuto in Genesi, cioè interpretarlo solo in senso figurato, per adattarlo meglio alla concezione evoluzionistica odierna, cioè che l’uomo discende dalle scimmie.

Questa convinzione, tuttavia, si lascia confutare facilmente: Se la polvere da cui fu fatto Adamo rappresentava la scimmia da cui egli discendeva, allora egli sarebbe dovuto ridiventare una scimmia a causa del peccato originale! Naturalmente non si verificò niente del genere. La Bibbia insegna in modo chiaro ed esplicito che l’uomo è una creatura a sé stante. In realtà, non solo gli esseri umani, ma tutte le specie animali e vegetali furono create individualmente.

Le piante dovevano produrre «… della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra». (cfr. Genesi 1:11-12, 21, 24-25). Nella Bibbia non esiste il benché minimo accenno ad eventuali processi evolutivi durante i quali una specie si trasforma in un’altra. I fautori della teoria dell’evoluzione non solo sono convinti che l’uomo discenda dalla scimmia, ma sostengono addirittura che tutti gli esseri viventi derivano da un unico organismo monocellulare, formatosi a suo tempo dalla materia inanimata. Inoltre, affermano che le somiglianze tra gli esseri viventi sono la prova che essi discendono da antenati comuni. A questo proposito citano le numerose corrispondenze tra il DNA dell’uomo e quello dello scimpanzè, somiglianze tra gli embrioni, presunti organi rudimentali e fossili di probabili forme intermedie delle diverse specie, come per esempio il pitecantropo.

La somiglianza tra il DNA dell’uomo e quello della scimmia è davvero una prova a sostegno di una parentela evolutiva?

La nozione che gli uomini e gli scimpanzè presentino una corrispondenza del loro patrimonio genetico (DNA) che sfiora quasi il 100%, viene usata spesso come prova per attestare la discendenza dell’uomo dalla scimmia.

Le cifre citate variano: la corrispondenza è talvolta pari al 97%, altre volte si tratta del 98% o addirittura del 99%, dipende sempre da chi espone il resoconto. Su che cosa si basano queste affermazioni? Dimostrano veramente che non esiste una gran differenza tra gli esseri umani e gli scimpanzè? È proprio vero che non siamo altro che scimmie appena piú evolute?

Innanzi tutto va detto che le somiglianze non sono necessariamente un indizio a favore di antenati comuni (evoluzione), ma si possono giustificare anche con un Creatore comune (creazione).

Consideriamo, per esempio, una Porsche 911 e una Volkswagen. Entrambe hanno un motore quattro cilindri boxer raffreddato ad aria e a trazione posteriore, due tubi di scappamento separati, due portiere, un portabagagli anteriore e altre analogie. Come mai due auto così diverse si somigliano tanto? Perché sono state concepite dagli stessi ingegneri! Che si tratti di analogie di natura morfologica (forma, struttura) o biochimica, addurre questo argomento a sostegno dell’evoluzione manca di logica: se gli uomini fossero fatti in maniera completamente diversa da tutti gli altri esseri viventi, o se ciascun organismo fosse un individuo a sé stante, basterebbe a dimostrare l’esistenza di un Creatore? Non necessariamente! Potremmo anche sostenere che ci sia stato non solo un unico Creatore, ma diversi. Eppure proprio l’uniformità della creazione attesta la presenza dell’unico vero Dio che ha fatto ogni cosa. Lo spiega anche l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani (cfr. 1:20).

Se fossimo totalmente diversi da tutti gli altri esseri viventi di che cosa ci nutriremmo? Dobbiamo mangiare per disporre delle energie necessarie per vivere, ma di che cosa ci alimenteremmo se tutti gli altri organismi della terra avessero un sistema biochimico tanto diverso dal nostro? Come potremmo digerire il nostro cibo (sia vegetale che animale) e utilizzare gli aminoacidi, i carboidrati, ecc. se fossero così diversi dalle sostanze presenti nel nostro corpo? La compatibilità biochimica è fondamentale nell’alimentazione!

Pesino nel paradiso terrestre, prima del peccato originale, quando gli animali e gli uomini erano esclusivamente vegetariani, ci sarebbero dovuti essere due regni vegetali separati per l’alimentazione degli animali e degli uomini, se questi ultimi non avessero avuto lo stesso sistema biochimico.

Sappiamo che il DNA delle cellule contiene la parte essenziale delle informazioni necessarie allo sviluppo di un organismo. In altre parole: se due organismi sono simili, ci aspetteremmo determinate corrispondenze anche nel loro DNA. Il DNA di una mucca e quello di una balena, cioè quello di due mammiferi, dovrebbe concordare più di quello di una mucca e di un batterio. In caso contrario va messo in dubbio l’intero concetto che sia proprio il DNA a trasmettere le informazioni degli organismi viventi. Dal momento che l’uomo e la scimmia possiedono molte analogie morfologiche, ci aspettiamo che il DNA degli scimpanzè somigli molto a quello umano, ma non sia perfettamente identico.

Tutti gli organismi hanno in comune determinate capacità biochimiche, perciò esiste una certa corrispondenza persino tra il DNA del lievito e quello dell’uomo. Siccome le cellule umane svolgono molti processi che avvengono anche nelle cellule del lievito, troveremo analogie in quei segmenti del DNA che codificano gli stessi enzimi e le stesse proteine e svolgono la stessa funzione in entrambi i tipi di cellule. Alcuni di questi geni, per esempio quelli responsabili della codificazione dell’istone, sono quasi identici.

E allora come la mettiamo con la corrispondenza del 97% che ci sarebbe tra il DNA umano e quello degli scimpanzè?

Le cifre citate non significano assolutamente ciò che si sostiene nelle riviste popolari e persino in alcune pubblicazioni scientifiche. La sequenza del DNA umano è stata svelata per la prima volta nel 2003, quella dello scimpanzè ancora no. Attualmente, quindi, non è ancora possibile un confronto reale, che sarebbe anche molto impegnativo. Immaginate di confrontare le pagine di 10000 grossi volumi contenuti in due diverse biblioteche, cercando tutte le frasi corrispondenti e tutte le differenze!

E allora perché si parla a profusione del 97%? Perché si è ripetuta tanto questa cifra? L’obiettivo è sempre lo stesso e si ritrova continuamente nei musei che presentano varie ricostruzioni di "ominidi" immaginari: diffondere in qualunque modo il concetto dell’evoluzione, anche quando le argomentazioni scientifiche sono deboli o insufficienti.

È interessante notare che nelle pubblicazioni originarie, che descrivevano le presunte analogie tra le scimmie e l’uomo, mancavano i dati alla base di tali conclusioni, perciò il lettore doveva accettarne "per fede" l’interpretazione. Sarich e i suoi collaboratori riuscirono a esaminare i dati originari e li usarono per discutere quali parametri si dovessero applicare nell’analisi delle omologie.

Sarich et al. scoprirono che Sibley e Ahlquist avevano ricavato i loro dati e la loro analisi statistica lavorando in maniera assai imprecisa. Mentre verificavano l’autenticità della percentuale del 97%, scoprirono un errore sistematico nella statistica. Gli autori avevano calcolato semplicemente il valore medio tra i due valori presi in esame, senza tener conto delle differenze rilevate durante molteplici osservazioni, nonostante tali differenze modificassero il valore medio. Calcolando correttamente, infatti, si ottiene solo il 96,2%, anziché il 97%. Lo studio, tuttavia, non menzionava alcuna considerazione di questo tipo e perciò non si può attribuire alle cifre pubblicate da Sibley e Ahlquist un significato reale.

E se invece il DNA dell’uomo e quello dello scimpanzè concordassero anche solo al 96%? Che cosa significherebbe? Si potrebbe dedurre che entrambi discendono da un antenato comune? Assolutamente no! Le informazioni genetiche dei tre miliardi delle coppie di base del genoma umano viene paragonato a 1000 libri di 500 pagine ciascuno. Se il DNA umano differisce da quello dello scimpanzè "soltanto" del 4%, si tratterebbe comunque di 120 milioni di coppie di base, cioè 12 milioni di parole o quaranta volumi complessi. Si tratta di un limite impossibile da superare con delle mutazioni (modifiche casuali).

Riassumendo, possiamo affermare che i metodi utilizzati per calcolare le cifre tanto citate ( e per giunta citate erroneamente!) sono estremamente approssimativi. Essi non autorizzano ad affermare che l’uomo e la scimmia siano imparentati in senso evoluzionistico. Man mano che aumenta la conoscenza della complessità dei sistemi biologici delle nostre cellule, maggiore è la nostra meraviglia. E anche se quei valori fossero corretti, le mutazioni non sarebbero in grado di colmare l’abisso tra l’uomo e lo scimpanzè. Gli scimpanzè sono soltanto degli animali. Noi, invece, siamo fatti a immagine di Dio. Nessuno scimpanzè riuscirà mai a leggere queste righe.



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